giovedì 4 novembre 2010

The Genius

Frank Zappa quando limonava faceva ballare le papille femminili fra la chiave di violino e le righe del pentagramma come se fosse la cosa più naturale da fare. Quando invece componeva musica e si spremeva le meningi per partiture impossibili era come se scopasse in un harem perfetto. "Hey punk where are you going with thet flower in your hand?", diceva. Dove cazzo stai andando con quel fiore in mano, stupido hippy? E smetti di drogarti che non serve! E fanculo anche ai tuoi genitori che ti lasciano impasticcare in mezzo la strada coi tuoi amici dementi che vedono i Beatles al posto dei lampioni o le chitarre dei Pink Floyd al posto dei manganelli. E vaffanculo anche all'America, terra di vegetali e di stronzi. Fanculo a Nixon, con quel suo naso, fanculo alla guerra in Vietnam, fanculo a tutti. Zappa mandava esplicitamente all'eterno paese un sistema corrotto e deficitario ma lo faceva in maniera legale, divertente, ironica, satirica e bastarda. Da "Freak Out!" (1966) a "We're only in it for the money" (1968) dove i Beatles e i Jefferson Airplane venivano presi al bersaglio come la freccia di Guglielmo Tell sulla (Grande) Mela. San Francisco, Losa Angeles, New York, Washington. Nessuno escluso. Il suo Fuck Off musicale ed anarchico era elegante, avanti anni luce rispetto ai suoi contemporanei targati anni '60-'70.  Il sound zappiano vomitava qualsiasi genere musicale (rock, jazz, blues, fusion, prog rock, musica sperimentale, musica classica) fino a crearne uno tutto suo, senza cedimenti o note sbagliate. E mentre i diciottenni senza speranza sparavano ai charlie in mezzo alle foglie della giungla, Frank e la sua band, The Mothers Of Inventions compiva un salto gigante nel mondo musicale, un passo degno di quello lunare. La musica non era più fighi cappelloni che suonavano cose già sentite ma uno stato d'animo quasi inconscio e quindi estremamente caotico e pulsionale, lo stato d'animo anarchico ed animalesco che c'è in ognuno di noi, quello fatto di voci incontrollate e incontrollabili, di parolacce, di doppi sensi, di creatività indotta implicitamente tramite fotografie, quadri, film, sesso. Composizioni di chitarra, di pianoforte, di basso, di tastiere, di batteria micidiali che si rifacevano a Varese e alla sua Arcana, a Stravinskij, al blues dei '50, al jazz di Davis e Mingus, ai circhi freak dell'ottocento.  "Uncle Meat" (1969) ed "Hot Rats" (1969), "Jazz From Hell" (1987) dischi da bagordo caotico, da genio, da variazioni cosmiche ed interstellari di violino, da elite estrosa di un mondo porco ed indifferente, da dio della musica, da venerazione.  Suonava le note in modo allucinante e per allucinante si intende lo sbigottimento,  l'oasi vista nel deserto del Sahara o il papa che balla la tarantella con l'islamico. Rendeva suono i suoi baffi, i suoi capelli, la sua voce, la sua chitarra, il suo cancro alla prostata che lo portò nel '93 nell'inferno della musica. Con lui anche la materia si faceva astratta ed Epicuro se la faceva con Mirò e Cristo con Freud. Scopavano tutti quanti nel garage di Joe in modo absolutely free mentre i cacciaviti della musica li guardavano e si toccavano fra loro. Tintinnii metallici che entrano nelle orecchie come le corde di bass and guitar.
Zappa è come la nota finale di "A Day In The Life" dei Beatles, non finisce mai. Rimbomberà da Baltimora a Frisco, da New York alla Luna, dal sole a Rigel fino a galleggiare nello spazio vuoto prima di essere succhiato in un buco nero ed uscire la buco del culo di qualche nuovo artista capace di suonare come lui. Beh, fino ad ora possiamo dire che non ci sono più i buchi neri di una volta.

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